Come Curare la Vulvodinia

In questo Articolo:Diagnosticare la VulvodiniaTrattare la VulvodiniaProvare Terapie AlternativeApportare dei Cambiamenti nello Stile di Vita9 Riferimenti

La vulvodinia è una patologia cronica caratterizzata dal dolore della vulva (i genitali femminili esterni). L'esatta causa del dolore non è nota, ma si pensa che possa essere innescato da un danno al nervo, da una risposta cellulare anomala, da fattori genetici, infezioni, allergie, irritazioni, cambiamenti ormonali, spasmi muscolari o dall'assunzione di antibiotici.[1] Per le donne che soffrono di questo disturbo il percorso diagnostico e terapeutico può rivelarsi frustrante. Il ginecologo deve escludere una lunga lista di altre malattie e possibili cause, per poi concludere che si tratta di una patologia psicosomatica. Inoltre, poiché la specifica sintomatologia varia da persona a persona e non esiste una cura univoca efficace per tutte, non è affatto semplice gestire e trattare la vulvodinia; in genere si procede per tentativi ed errori.[2]

Parte 1
Diagnosticare la Vulvodinia

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    Fissa un appuntamento con il ginecologo. Non sentirti imbarazzata nel discutere del dolore che stai provando. Prima di procedere con le cure, devi essere certa che non si tratti di un'altra patologia.
    • La vulvodinia ha un solo sintomo principale: il dolore alla vulva. Ogni donna lo descrive in modo diverso. Per alcune si tratta di una sofferenza bruciante, pruriginosa, sorda, pulsante, pungente o penetrante, in genere localizzata attorno alle labbra, al clitoride o all'apertura vaginale; in certi casi non è sempre presente e può essere innescata dal tocco o dalla pressione.
    • Alcune donne con vulvodinia provano dolore solo in specifiche occasioni, ad esempio durante l'esercizio fisico o il rapporto sessuale.[3]
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    Sottoponiti ai test. Se il ginecologo sospetta che tu soffra di vulvodinia, con ogni probabilità eseguirà un esame della vulva. Esistono alcune procedure e test a cui potresti essere sottoposta e sono tutti utili per identificare i problemi che aggravano i sintomi.
    • Non è raro che il medico prescriva degli esami del sangue per controllare i livelli ormonali (estrogeni, progesterone e testosterone).
    • Inoltre verrà eseguito un tampone. Il ginecologo applicherà una delicata pressione su vari punti della vulva con un cotton fioc, chiedendoti di descrivere il dolore che provi e la sua intensità.[4]
    • Se alcune zone specifiche sono particolarmente dolenti, oppure se la cute appare infiammata o sospetta per una qualunque ragione, allora il medico potrebbe ritenere utile eseguire una biopsia.[5]
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    Bisogna escludere altre possibili patologie. La vulvodinia viene diagnosticata solo dopo aver escluso ogni altra malattia o disturbo che può causare dolore vulvare. Il ginecologo vorrà sottoporti ai test per le infezioni sessualmente trasmissibili, le patologie della pelle, le infezioni da lieviti, gli squilibri ormonali e altre malattie che possono essere responsabili dei tuoi sintomi. Se tutti questi disturbi vengono esclusi, allora si può giungere a una diagnosi formale di vulvodinia.
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    Ottieni una diagnosi specifica. Ci sono due tipi di vulvodinia: la vestibolite vulvare e la vulvodinia disestesica. Il medico diagnosticherà a quale categoria appartiene il tuo problema, in base alla sintomatologia che presenti. Fornisci al ginecologo la maggior quantità possibile di informazioni.
    • La vestibolite vulvare comporta una risposta dolorosa alla pressione o al tocco attorno all'apertura vaginale. Le donne che ne soffrono in genere provano dolore durante il rapporto sessuale, l'inserimento degli assorbenti interni, le visite ginecologiche e in tutte le altre occasioni in cui si applica pressione al vestibolo (la zona circostante l'apertura della vagina).
    • La vulvodinia disestesica, invece, prevede un dolore generalizzato su tutta la vulva che colpisce le grandi e le piccole labbra, il clitoride, il perineo, l'ano, il monte di Venere, l'uretra e/o l'interno delle cosce. Si tratta di un disturbo che sorge improvvisamente e, sebbene il dolore sia sempre presente e con intensità variabile, gli altri sintomi sono alternanti. Il tocco o la pressione non causa dolore, ma può aggravare i sintomi.[6]
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    Chiedi un secondo parere. Se ritieni che il ginecologo non prenda sul serio il tuo problema, allora rivolgiti a un altro professionista. Alcuni medici non comprendono che la vulvodinia è un problema reale e non un disturbo immaginario. Hai bisogno di un ginecologo che ascolti cosa hai da dire, che ti offra supporto e che trovi le cure più adatte alla tua situazione. Sii determinata per arrivare a una diagnosi e non darti per vinta.

Parte 2
Trattare la Vulvodinia

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    Fai un tentativo con i farmaci topici. Gli anestetici locali possono fornire un sollievo temporaneo dalla sintomatologia. Puoi usare una pomata con il 5% di lidocaina da applicare in strati sottili più volte al giorno, secondo il bisogno. La crema EMLA contiene il 2,5% di lidocaina e il 2,5% di prilocaina; in genere se ne applica uno strato sottile 15-20 minuti prima di un rapporto sessuale per evitare il dolore.
    • Non usare un anestetico locale se la cute è irritata o lesionata.
    • Gli anestetici locali aumentano le probabilità che il preservativo si rompa a causa del contenuto di alcol che può lacerare il lattice. Tu e il tuo partner dovreste sottoporvi ai test per le malattie sessualmente trasmissibili e usare un altro tipo di anticoncezionale.
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    Chiedi informazioni al ginecologo in merito alle terapie ormonali. Alcune pazienti con vulvodinia trovano sollievo assumendo gli estrogeni sotto forma di compresse o creme. Questi possono ridurre il dolore, il prurito, la secchezza, l'arrossamento, i problemi urinari e il disagio durante il rapporto sessuale.
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    Considera gli antidepressivi. Questi farmaci a volte sono efficaci per trattare il dolore cronico che non ha una causa evidente. Il medico potrebbe consigliarti degli antidepressivi triciclici (che alterano i neurotrasmettitori nel cervello responsabili del segnale di dolore) per trattare la vulvodinia.
    • Fra questi, il medicinale più prescritto è l'amitriptilina. In genere le pazienti iniziano con una dose di 10 mg da assumere per bocca alla sera. Il dosaggio viene aumentato di 10 mg a settimana finché non si raggiunge una quantità efficace per controllare il dolore (senza mai superare i 150 mg/die). Il ginecologo ti consiglierà di continuare ad assumere la dose efficace per tre mesi prima di iniziare il processo di riduzione graduale del farmaco. In alcune pazienti, i sintomi di vulvodinia non si manifestano più dopo il trattamento.
    • Ricorda che gli antidepressivi triciclici comportano degli effetti collaterali. I più comuni sono sonnolenza, debolezza, affaticamento, secchezza delle fauci, cefalea e stitichezza. Informa il medico se queste reazioni avverse non scompaiono o peggiorano. Recati immediatamente al pronto soccorso se manifesti eruzioni cutanee, prurito, edema o difficoltà respiratorie mentre assumi dei farmaci.
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    Richiedi i medicinali anticonvulsivanti. Questo genere di farmaci può rivelarsi efficace per gestire le patologie dolorose croniche, fra cui la vulvodinia. Quello più prescritto, in questi casi, si chiama gabapentin e funziona alterando la trasmissione dei segnali di dolore verso il cervello.
    • Il dosaggio per il gabapentin può variare considerevolmente. Le pazienti in genere iniziano con 300 mg/die assunti per bocca e poi aumentano gradatamente il quantitativo, fino ad arrivare alla dose efficace (ma mai più di 3600 mg/die). Fra gli effetti collaterali più comuni si ricorda sonnolenza, capogiri, cefalea, affaticamento, nausea, secchezza delle fauci, stitichezza, febbre e instabilità. Informa il medico nel caso questi disturbi persistano o peggiorino.
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    Assumi dei farmaci in più in base al bisogno. Il medico potrebbe anche consigliarti dei corticosteroidi o degli antistaminici se provi anche prurito e la vulva è gonfia o infiammata. Inoltre potrebbe prescriverti il fluconazolo per trattare le infezioni da lieviti. Discutine con il dottore per essere sicura di prendere tutti i medicinali in modo sicuro.
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    Valuta l'opzione chirurgica con il ginecologo. Questa soluzione andrebbe presa in esame solo quando ogni diagnosi alternativa è stata esclusa e tutti i trattamenti disponibili si sono dimostrati inefficaci. Inoltre ricorda che porta a risultati positivi solo nelle donne affette da vestibolite vulvare.
    • Ascolta l'opinione di diversi ginecologi. Molti medici non sono competenti in merito a tutte le cure disponibili per il tuo disturbo. Vai da un secondo e magari anche da un terzo ginecologo, prima di accettare l'intervento chirurgico.
    • Considera la vestibolectomia. Se hai provato ogni rimedio e trattamento possibile, hai ottenuto più di un parere medico, ma non hai ancora risolto il problema, allora puoi valutare questa operazione. La procedura prevede la rimozione del tessuto dolente del vestibolo che si trova attorno all'apertura vaginale. L'intervento viene eseguito in anestesia generale o epidurale.

Parte 3
Provare Terapie Alternative

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    Trova un fisioterapista. Chiedi al medico di famiglia o al ginecologo il nominativo di un fisioterapista con esperienza nella vulvodinia. Un professionista può eseguire delle manipolazioni per rafforzare i muscoli del pavimento pelvico, per gestire la tensione e il dolore.
    • Alcune pazienti si sono rese conto che la sola fisioterapia è in grado di ridurre o eliminare i sintomi. In ogni caso puoi abbinarla all'assunzione di farmaci o altre cure.
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    Prova il biofeedback. Questa tecnica terapeutica insegna alla paziente a controllare e manipolare i processi fisici che in genere avvengono in maniera involontaria. Grazie al biofeedback, le donne affette da vulvodinia possono imparare a contrarre e rilassare i muscoli del pavimento pelvico in maniera cosciente.[7] Tutto ciò permette un maggior controllo sul modo in cui il corpo risponde ai segnali di dolore.
    • Alcune donne traggono beneficio anche solo da questa tecnica, ma nessuno vieta di combinarla con i farmaci o altri trattamenti.
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    Fai un tentativo con l'agopuntura. Questa pratica di medicina tradizionale prevede l'inserimento di aghi sottili in specifici punti del corpo. Esistono delle prove che sia in grado di alleviare il dolore acuto e cronico. Viene utilizzata per trattare le emicranie, i problemi muscolari, le patologie neurologiche, quelle riproduttive e reumatiche. Alcune donne che soffrono di vulvodinia affermano che l'agopuntura allevia la sintomatologia.
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    Trova uno psicoterapeuta. Uno psicologo è di grande aiuto e sostegno perché permette di aumentare la conoscenza del problema, di sviluppare dei meccanismi per affrontare il dolore e offre l'opportunità di esprimere i sentimenti in merito alla malattia. La vulvodinia è una patologia stressante e traumatizzante che interferisce con la qualità della vita, perché limita le attività complicando le relazioni sessuali e romantiche. Uno psicologo ti aiuterà a gestire tutto ciò.
    • Ricorda che la consulenza psicologica di solito non fornisce soluzioni dirette. Il terapeuta ti ascolterà e ti aiuterà a prendere delle decisioni, ma non ti darà consigli diretti o suggerimenti in merito alle cure per la patologia.
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    Sottoponiti alla terapia cognitivo-comportamentale. Questa è una forma specifica di psicoterapia che si concentra sulle tecniche pratiche per la gestione del problema.[8] Il terapista ti aiuta a comprendere il modo in cui pensi, percepisci e agisci. Inoltre ti propone delle strategie per modificare i comportamenti. Nelle pazienti con vulvoldinia risulta uno strumento efficace per la gestione dei sintomi.
    • Ci sono delle prove a dimostrazione del fatto che la terapia cognitivo-comportamentale, quando adattata alle donne con vulvodinia, sia in grado di aiutare la paziente a controllare il dolore. Questa terapia di "auto-gestione" permette di riconoscere la connessione fra i sentimenti, le emozioni e i comportamenti che ruotano attorno al dolore, alla sessualità e all'emotività.
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    Ottieni supporto. In questo tutorial si è già accennato a quanto la vulvodinia sia stressante e sconvolgente. Oltre all'aiuto dello psicoterapeuta, devi valutare altre forme di supporto, come i gruppi di mutuo aiuto sia "fisici" sia online. Trovare qualcuno che vive le tue stesse esperienze potrebbe rivelarsi di grande aiuto. Cerca delle informazioni in merito presso l'ospedale o il consultorio familiare.

Parte 4
Apportare dei Cambiamenti nello Stile di Vita

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    Segui una dieta povera di ossalato. Gli ossalati sono composti che si trovano negli alimenti vegetali e che si legano ai minerali riducendone l'assorbimento.[9] I cibi che ne sono ricchi rendono l'urina irritante e questo fenomeno sembra essere l'elemento che correla la vulvodinia con gli elevati livelli di ossalato. Parla con il medico in merito alla concentrazione di questi composti nell'urina e valuta di modificare la dieta di conseguenza.
    • Fra i cibi ricchi di ossalato si ricordano il cioccolato, i frutti di bosco, gli spinaci e la frutta secca.
    • Puoi anche assumere degli integratori di citrato di calcio. Questo minerale inibisce lo sviluppo dei cristalli di ossalato riducendo così il dolore e il prurito. Prendi circa 200-250 mg di citrato di calcio tre volte al giorno.
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    Segui una dieta ricca di probiotici. Se assunti ogni giorno, possono sconfiggere le infezioni del tratto digestivo e genitale. Sono di supporto alla naturale flora batterica e aiutano a regolare la digestione. Le pazienti con vulvodinia traggono alcuni benefici da un'alimentazione ricca di probiotici che combattono le infiammazioni e le infezioni.
    • I cibi che contengono questi nutrienti sono lo yogurt, il kefir e la panna acida. Scegli uno yogurt sulla cui etichetta sia riportata la dicitura "con fermenti lattici vivi". In alternativa puoi assumere degli integratori.
    • Dovresti anche consumare dei cibi con molta pectina. Questa sostanza supporta la funzione dei probiotici rendendo il processo digestivo più fluido. Le mele e gli agrumi sono le fonti migliori di pectina, ma la contengono anche i frutti di bosco, le pesche, le albicocche, le ciliegie e l'uva.
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    Bevi le tisane. Quelle preparate con anice e chiodi di garofano sono perfette per ridurre la sintomatologia. Cerca di bere ogni giorno due tazze di infuso di anice (senza zucchero) e/o due tazze di tisana di chiodi di garofano (sempre senza zucchero). Queste bevande non solo hanno un ottimo sapore, ma sono perfette anche per alleviare i sintomi.
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    Mantieni buone abitudini di igiene personale. Lava la vulva con un sapone delicato, senza profumi, e risciacquala bene. Se dopo aver urinato hai la sensazione che i sintomi peggiorino, risciacqua la zona con acqua fredda.
    • Evita gli irritanti. Sostituisci tutti i detergenti profumati, gli spray e le lozioni con altri prodotti senza profumi e ingredienti chimici irritanti. Allo stesso modo, non usare la biancheria intima in tessuto sintetico (che intrappola l'umidità e irrita la cute), ma scegli le mutandine in cotone al 100%.
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    Riduci tutte le attività che mettono pressione sulla vulva. Il ciclismo e l'equitazione sono due delle classiche attività che innescano il dolore vulvare. Fai attenzione a tutti gli altri esercizi che sembrano essere connessi con il tuo problema. Quando scopri che una particolare azione scatena o peggiora i sintomi, cerca di evitarla il più possibile.
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    Prova gli impacchi freddi. Il freddo rallenta il flusso sanguigno e la circolazione. In questo modo trovi sollievo dal dolore e dall'infiammazione. Prepara un impacco avvolgendo del ghiaccio in un panno o asciugamano e poi applicalo sulla vulva.
    • Non appoggiare mai il ghiaccio direttamente sulla pelle.
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    Scegli i lubrificanti con grande attenzione. Se riesci ad avere dei rapporti sessuali, usa un lubrificante idrosolubile al posto di quelli oleosi. Questi ultimi, infatti, contengono degli agenti chimici che possono aggravare i sintomi. Evita tutti i lubrificanti che contengono zuccheri o glicerina perché possono irritare la cute.
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    Fai un bagno con avena o bicarbonato di sodio. L'avena contiene una sostanza antinfiammatoria chiamata avenantramide. È in grado di ridurre il dolore, l'irritazione e il prurito. Puoi anche fare un tentativo con il bicarbonato di sodio, un composto alcalino in grado di regolare il pH vaginale. Il bicarbonato corregge l'acidità in eccesso, contribuendo a lenire il prurito e il bruciore.
    • Se vuoi fare un bagno d'avena, sciogli un sacchetto d'avena in polvere nell'acqua della vasca da bagno e immergiti per 20 minuti.
    • Se preferisci usare il bicarbonato di sodio, mescolane 4-5 cucchiai nell'acqua e resta in ammollo per 15-20 minuti.
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    Applica delle bustine di tè indiano. Questo tè contiene gli acidi tannici che funzionano come un anestetico locale. Si tratta di sostanze che leniscono la sensazione di bruciore alla vulva. Ti basta mettere una bustina di tè bagnata in acqua calda o fredda sopra un assorbente per poi tenerla a contatto con i genitali.
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    Usa la calendula. È un rimedio con un effetto antiflogistico che lenisce la pelle infiammata e dona sollievo alla vulva. Applica la crema sulla zona da trattare alcune volte al giorno.

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Categorie: Salute Donna

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