L'embolia polmonare è un blocco improvviso di un'arteria nei polmoni causato da un coagulo di sangue, che molto spesso ha origine in una vena delle estremità inferiori.[1] Per diagnosticarla è fondamentale riconoscere i segnali e i sintomi sospetti, oltre a sottoporsi a una serie di esami e accertamenti diagnostici. Se sospetti di soffrire di tale ostruzione polmonare, devi andare immediatamente al pronto soccorso o chiamare il 118 in base alla gravità dei sintomi.

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Riconoscere i Segni e i Sintomi

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    Individua i segnali che possono far pensare a un'embolia polmonare.[2] Se li noti, è fondamentale andare immediatamente al pronto soccorso; è importante infatti che il disturbo venga diagnosticato e trattato tempestivamente dal personale medico (tieni tuttavia presente che circa la metà dei pazienti non manifesta alcun sintomo). Tra i segnali a cui devi prestare attenzione ci sono:
    • Fiato corto e/o respirazione accelerata;
    • Dolore toracico improvviso (spesso un dolore acuto localizzato nel petto che può aggravarsi durante gli atti respiratori);
    • Tachicardia;
    • Tosse e/o emottisi (tosse con presenza di sangue).
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    Cerca cure mediche se presenti segni di trombosi venosa profonda (TVP) in atto.[3] La TVP, che si sviluppa solitamente in una delle due gambe, è spesso il precursore di un'occlusione polmonare; è per tale motivo che se noti sintomi di tale patologia (che consiste in un coagulo di sangue nelle gambe), devi contattare immediatamente un medico. I trattamenti per la trombosi venosa profonda e l'ostruzione polmonare non sono identici, ma possono essere simili; pertanto, se segui delle cure per la TVP puoi gestire entrambi i disturbi e impedire lo sviluppo dell'embolia polmonare in futuro. I segni e i sintomi della TVP sono:
    • Dolore in una gamba appena sopra il polpaccio o nella parte inferiore della coscia, spesso monolaterale, ma è anche possibile avere la TVP in entrambi gli arti;
    • Gonfiore nell'area interessata, a volte accompagnato da una sensazione di rigidità alle gambe;
    • Pelle arrossata o che cambia colore nella zona affetta;
    • Calore sulla pelle colpita dal disturbo.
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    Valuta i fattori di rischio. Alcuni possono aumentare le probabilità di sviluppare l'embolia polmonare;[4] oltre a riconoscere i segni e i sintomi della malattia, devi sapere quali sono i fattori che possono renderti più suscettibile a soffrirne. Tra questi considera:
    • La gravidanza;
    • Le nefropatie;
    • L'obesità e il sovrappeso;
    • Il cancro;
    • L'allettamento (a seguito di un intervento chirurgico, una disabilità o altre circostanze che ti costringono a letto);
    • L'insufficienza cardiaca;
    • Il fumo;
    • Una storia clinica pregressa di trombi;
    • Alcune terapie farmacologiche (come gli anticoncezionali e/o altre terapie ormonali sostitutive, l'eritropoietina, la talidomide e il tamossifene).
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Altri Accertamenti

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    Esegui l'esame del sangue.[5] Se presenti i segni e i sintomi che possono far pensare a tale patologia, una delle prime cose che desidera fare il medico quando arrivi in ospedale è sottoporti a una serie di accertamenti ematici. Uno di questi esami è chiamato "D-dimero", che viene fatto per escludere l'embolia polmonare ma non per diagnosticarla. Questo significa che se il test risulta negativo, puoi essere certo di non avere il disturbo; tuttavia, se risulti positivo, c'è il sospetto (ma non la certezza) di una possibile ostruzione.
    • Questo esame misura i frammenti della degradazione della fibrina nel sangue; in altre parole, rileva la presenza di fattori coagulanti (questo è il motivo per cui è utile nella ricerca di un potenziale coagulo nei polmoni).[6]
    • Oltre a questo, possono essere eseguiti altri test per escludere eventuali patologie che presentano sintomi simili a quelli dell'embolia polmonare, come un infarto o l'aritmia.
    • Per esempio, il medico può prescriverti il test per misurare i livelli di troponina (un enzima associato al cuore) e valutare il possibile rischio di un attacco cardiaco.
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    Sottoponiti a un elettrocardiogramma (ECG) o a un monitoraggio cardiaco. L'ECG è un altro esame che viene fatto non appena arrivi al pronto soccorso, quando i sintomi che manifesti fanno sospettare l'occlusione polmonare. In alternativa, puoi ricevere un monitoraggio cardiaco, che consiste sostanzialmente in un elettrocardiagramma continuo che registra la funzionalità del cuore e che il medico controlla per un certo periodo di tempo.
    • Entrambi questi accertamenti possono mostrare i segni peculiari del disturbo, come la caratteristica morfologia S1Q3T3.[7]
    • Tuttavia, anche un ECG completamente normale (o senza anomalie se non una frequenza cardiaca più rapida del solito) può indicare un'embolia polmonare, dato che non sempre dal tracciato (o dal monitoraggio) si notano segni evidenti della patologia.
    • L'elettrocardiogramma (o il monitoraggio cardiaco) può essere eseguito anche per escludere altri disturbi, come un attacco cardiaco (che si manifesta con un picco del segmento ST, un'anomalia che non è coerente con l'ipotesi di embolia polmonare).
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    Sottoponiti all'angio TC.[8] Si tratta di uno degli esami più efficaci per individuare e diagnosticare questo disturbo. Prima della procedura viene iniettato un liquido di contrasto per via endovenosa con lo scopo di fornire al medico una visione più chiara del flusso sanguigno nelle arterie polmonari (grazie appunto al contrasto endovenoso) durante l'esame.
    • In questo modo, se vi è un'ostruzione nel flusso sanguigno polmonare dovuto all'embolia, è possibile rilevarne la sede esatta.
    • Il test permette di confermare la diagnosi e successivamente si può iniziare il trattamento.
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    Esegui una scintigrafia polmonare (per verificare possibili anomalie nel rapporto ventilazione/perfusione).[9] È un altro esame che può essere usato per identificare l'embolia polmonare; è simile all'angio TC, ma viene eseguito con frequenza decisamente inferiore (veniva usato soprattutto in passato) ed è meno efficace. Solitamente, si opta per questo esame quando vi sono delle controindicazioni all'uso del liquido di contrasto, per esempio allergie o problemi renali.
    • Viene iniettata una sostanza radioattiva nel sistema sanguigno (che viaggia fino ai polmoni). L'iniezione rappresenta la perfusione e quando avviene la ventilazione il paziente inala un'altra sostanza radioattiva.
    • Viene quindi scattata un'immagine che rivela la distribuzione del materiale radioattivo iniettato e inalato.
    • In maniera simile all'angio TC, anche questo esame può rilevare il sito esatto del possibile trombo, basandosi sull'assenza o sull'interruzione del flusso sanguigno in una determinata area dei polmoni.
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    Chiedi al medico maggiori dettagli circa l'angiografia polmonare.[10] Se l'angio TC e/o la scintigrafia non sono sufficienti per avere la certezza della presenza dell'occlusione (o per escluderla), il medico può consigliarti questo esame più invasivo; viene inserito un catetere (tubo) attraverso la vena femorale (quella che si trova nell'area inguinale) e viene guidato attraverso il sistema sanguigno fino ai polmoni. A questo punto, si rilascia un liquido di contrasto che si diffonde negli organi seguendo il flusso ematico; il medico esegue una radiografia per verificare la distribuzione del liquido e, si spera, per riuscire a formulare una diagnosi di embolia (o escluderla).
    • Dato che si tratta del test diagnostico più invasivo, viene in genere usato come ultima risorsa, quando gli altri esami sono inconcludenti o portano a risultati confusi. Tuttavia, anche se non viene eseguito molto spesso, può essere un'ottima opzione in quanto permette contestualmente di inserire un filtro nella vena cava inferiore o, in alcuni casi, di estrarre simultaneamente il coagulo che si è formato.
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Trattare l'Embolia Polmonare

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    Prendi gli anticoagulanti.[11] Rappresentano il pilastro nella cura della patologia; il loro scopo non è quello di dissolvere l'ostruzione, ma di prevenire la formazione di nuovi coaguli (e lasciare che quello presente si sciolga spontaneamente con i meccanismi naturali del corpo).
    • Durante i primi 5 o 10 giorni di terapia si opta in genere per un farmaco iniettabile, in seguito si passa a un anticoagulante orale per i tre-sei mesi successivi l'embolia; tuttavia, in alcuni casi i medicinali devono essere assunti per tutta la vita.
    • Tra i principali anticoagulanti si trovano le eparine a basso peso molecolare somministrate con un'iniezione sottocutanea (come l'enoxaparina/Clexane, il fondaparinux/Arixtra, che è un inibitore del fattore Xa), l'eparina non frazionata somministrata per via endovenosa o gli anticoagulanti per via orale in forma di pillola (come il rivaroxaban/Xarelto o l'apixaban/Eliquis).[12]
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    Opta per la terapia trombolitica.[13] Se l'ostruzione polmonare è sufficientemente grande da causare gravi sintomi (come un'estrema difficoltà nella respirazione, dolore toracico o anche sintomi da shock), il medico può consigliarti questo tipo di farmaco. In tal caso, il medicinale agisce direttamente sul trombo per scioglierlo, dopodiché è necessario proseguire la terapia con degli anticoagulanti.
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    Fatti inserire un filtro cavale per prevenire future embolie (coaguli).[14] Se non puoi assumere i farmaci anticoagulanti a causa delle controindicazioni (motivi per non procedere), il medico può consigliarti questa procedura per evitare la formazione di nuove ostruzioni in futuro. Solitamente, il filtro viene inserito attraverso la vena femorale (nell'area inguinale) e guidato fino alla vena cava inferiore (il vaso sanguigno grande che nutre il cuore) dove viene applicato. Tra le motivazioni che inducono a non procedere con gli anticoagulanti (e a inserire invece il filtro cavale) ci sono:
    • Intervento chirurgico subito da poco tempo;
    • Ictus recente;
    • Sanguinamenti importanti in altre parti del corpo, ad esempio un'emorragia gastrointestinale avvenuta recentemente.
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    Informati in merito alla trombolisi con catetere diretto. È possibile eseguire questa procedura per rimuovere il coagulo di sangue dalla vena o dall'arteria. L'intervento prevede l'inserimento di un catetere nel vaso sanguigno interessato sfruttando delle immagini per trovare l'ostruzione; una volta localizzata, si utilizza un farmaco o uno strumento chirurgico per scomporla.
    • Si tratta di una procedura minimamente invasiva.
    • Durante l'intervento il paziente viene sedato.
    • Se vengono usati i farmaci per sciogliere il coagulo, il catetere rimane nel sito fino a 72 ore; una volta eliminato il trombo, viene estratto e la ferita viene fasciata.[15]
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    Sottoponiti a un'embolectomia chirurgica.[16] Se il coagulo è particolarmente grande e pericoloso, può essere suggerita questa procedura come ultima risorsa possibile; consiste nella rimozione chirurgica dell'ostruzione dai polmoni per ripristinare la normale circolazione del sangue, alleviare i sintomi e lenire la sofferenza del paziente.
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    Individua la causa di fondo.[17] Una volta diagnosticata l'ostruzione, il medico vuole prima di tutto capire il fattore che l'ha provocata. Potrebbe trattarsi di una circostanza isolata, come lo sviluppo dell'embolia a seguito di una procedura chirurgica che prevede un'immobilizzazione prolungata e che aumenta quindi il rischio di trombosi; diversamente, se non ti sei recentemente esposto a fattori di rischio, il medico può sottoporti a una serie di esami per individuare possibili disturbi della coagulazione o altre patologie che possono aver indotto la formazione dell'ostruzione.
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Informazioni su questo wikiHow

Jonas DeMuro, MD
Co-redatto da:
Specialista in Chirurgia delle Emergenze e dell'Area Critica
Questo articolo è stato co-redatto da Jonas DeMuro, MD. Il Dottor DeMuro lavora come Chirurgo Specializzato in Chirurgia delle Emergenze e dell’Area Critica Iscritto all’Albo degli Specialisti a New York. Si è laureato in Medicina presso la Stony Brook University School of Medicine nel 1996. Questo articolo è stato visualizzato 3 986 volte
Categorie: Salute
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