Come Interrogare una Persona

Raccogliere informazioni da una persona riluttante è un’operazione difficile. Che si tratti di un’indagine interna per scoprire l’esistenza di reati societari o se i figli fumano a propria insaputa, molte delle tecniche fornite da questo articolo possono esserti d’aiuto. Anche se ogni situazione è diversa, cerca di usare l’approccio più adeguato alla tua. Basta partire dal primo passaggio e imparerai come interrogare con la dovuta attenzione.

Parte 1 di 4:
Calarsi nella Parte

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    Agisci in maniera amichevole e imprevista. Studi e prove pratiche hanno ampiamente dimostrato che il modo migliore per ottenere una confessione è mettere a proprio agio l’interlocutore. Deve fidarsi di te. Non sarà possibile, se ti comporti come un malvagio nazista di qualche film hollywoodiano o come Bruce Willis in stile poliziotto. Se agisci svolgendo il tuo lavoro con disponibilità e naturalezza, entrerai subito in empatia con la persona che stai interrogando: il primo passo per conquistarti la sua fiducia.
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    Mantieni il controllo della situazione. Non significa comandare con il pugno di ferro, ma soltanto apparire professionali, organizzati, sicuri di sé e con il coltello dalla parte del manico. In questo modo, l’altra persona penserà che tu sia l’unico ad avere il potere di tirarla fuori dai guai o, casomai, di metterla nei guai se passa dalla parte sbagliata.
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    Mantieni la calma. Se permetti all’interlocutore di vederti adirato o in difficoltà, gli darai modo di pensare che è in grado di influenzarti. Impedisciglielo e sforzati di apparire calmo e padrone delle tue interazioni con lui.
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    Non ricorrere alla tecnica del poliziotto buono - poliziotto cattivo. È una tecnica molto nota e vista in diversi film e telefilm. Se la userai, gli altri saranno in grado di capire che cosa stai facendo, insospettendosi tuo malgrado. Con il doppio interrogatorio del poliziotto buono - poliziotto cattivo non andrai molto lontano.
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Parte 2 di 4:
Instaurare un Rapporto

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    Mostrati gentile. Hai mai sentito la storia del terrorista che fornisce informazioni solo perché chi lo interroga gli dà un biscotto speciale (il terrorista è diabetico e non può mangiare i soliti dolci)? Non è un caso isolato. Sii educato e gentile, cercando di apparire effettivamente interessato al benessere e alla salute del tuo interlocutore. Così facendo, lo indurrai ad aprirsi.
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    Parlagli di altri argomenti. Parlagli di cose del tutto casuali che non hanno nulla a che fare con l’indagine. In questo modo, avrete l’opportunità di legare e capirvi reciprocamente, predisponendovi a un atteggiamento di comprensione del pensiero e delle valutazioni dell’altro.
    • Per esempio, chiedigli dove è cresciuto e digli che hai sempre sognato di visitare la sua città, mostrandoti interessato a come si vive e ai consigli che potrebbe darti.
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    Cerca di conoscerlo. Fagli domande su se stesso e portalo a parlare di quello che gli piace, che pensa e che gli interessa. Queste informazioni costituiscono un’ulteriore leva per farlo aprire.
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    Aiutalo in qualcosa di inaspettato. Individua un bisogno inespresso che puoi soddisfare in cambio di informazioni. Forse i suoi bambini necessitano di cure mediche e puoi aiutarlo a presentare la richiesta di assistenza sanitaria. Forse suo fratello non va bene a scuola e puoi sfruttare l’intelligenza di tuo figlio, fornendogli il sostegno che gli occorre. Se riesci a individuare qualcosa che gli sta a cuore più delle informazioni che deve darti, allora sarà tutto ciò che devi fare, una volta che ti avrà concesso la sua fiducia.
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    Chiedigli la sua opinione. Portare qualcuno a esprimere il proprio parere su un determinato argomento o sulla stessa indagine può risultare davvero illuminante sul modo di pensare di chi è interrogato, ma è anche utile per arrivare a più informazioni di quelle che crede di dare. Per esempio, chiedigli chi secondo lui ha causato il problema o che cosa farebbe al tuo posto. Chiedigli che cosa pensa del furto o di qualunque cosa che riguardi la tua indagine. Se sarai bravo a leggere tra le righe, ti sorprenderai di quanto c’è da sapere.
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    Diventa il suo avvocato. Deve vederti come la persona che lo protegge e fa di tutto per lui, ma solo se può darti quello di cui hai bisogno. In pratica, devi ancora completare il tuo lavoro, giusto? Perciò, se ti darà le informazioni in modo che il tuo superiore ti lasci in pace, allora puoi cominciare ad aiutarlo pensando al modo in cui raggiungere i migliori risultati. Significa, quindi, lasciargli intravedere le conseguenze più gravi che incombono sulla sua sorte e offrirgli la strada migliore da prendere. Minacciarlo e facendogli sentire il peso della tua autorità invaliderà o inibirà l’uso di questa tecnica estremamente utile.
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Parte 3 di 4:
Rivolgere Correttamente le Domande

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    Usa domande chiuse. A questo tipo di domande si può rispondere solo con un sì, un no o una risposta molto circostanziata. Se cerca di evitare la risposta, usa queste domande e insisti per avere risposte dirette. Le domande chiuse si aprono in genere con:
    • “Chi…”, “Che cosa…”, “Quando…”, “Sei stato tu a…”, “Puoi…”, ecc.
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    Usa le domande aperte. A quest’altro genere di domande non si può rispondere con un “sì” o un “no”, perciò sono utili per portare l’altro a dire molto di più, a cadere eventualmente su alcuni argomenti e a ottenere maggiori dettagli o un quadro più particolareggiato della situazione. In questo caso sono introdotte da:
    • “Spiega come…”, “Perché…”, “Che cosa successe…”, “Come…”, ecc.
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    Usa domande a “imbuto”. Le domande a imbuto partono da un quadro generale delineato in maniera abbastanza indubbia, ma restringono improvvisamente il campo delle informazioni che effettivamente si desiderano. È possibile incominciare una domanda a imbuto con una domanda di cui si conosce già la risposta. Così facendo, si porta la persona in un ritmo di botta e risposta che può far cadere l’altra parte.
    • Per esempio: “Sapevi del furto della notte scorsa?”, “Chi c’era in ufficio stanotte?”, “A che ora se ne sono andati?”, “Quando te ne se andato?”, ecc.
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    Usa domande descrittive. Quando al momento dell’interrogatorio cerchi di avere i dettagli di una situazione o di scoprire se qualcuno ti sta mentendo, ricorri a un linguaggio descrittivo. Usa parole come “dire”, “descrivere” o “dimostrare” per fare in modo che l’altra persona racconti la sua versione dei fatti in maniera dettagliata. Il ricordo dei dettagli tende a rimuovere il pensiero di offrire informazioni.
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    Usa domande analitiche. Le domande che vanno oltre la superficie, scavando nel pensiero di chi è interrogato, non solo possono portarlo a rivelare le informazioni necessarie, ma possono anche aiutarti a capire come pensa e come potresti essere in grado di persuaderlo a darti maggiori ragguagli. Fai domande come “Perché qualcuno avrebbe rubato questi documenti?” e leggi la sua reazione.
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    Non usare domande che sottomettono l’altra parte. Questo genere di domande tradisce le tue ipotesi su quanto è accaduto e può portare chi sta di fronte a darti risposte non veritiere solo per compiacerti o tirarsi fuori dai guai. Può sembrare utile, ma non tanto se cerchi la verità. Se interroghi o discuti con qualcuno che è effettivamente innocente, finirai per compromettere le tue indagini, prolungando il problema.
    • Per esempio: “Il tuo amico è davvero inaffidabile, non pensi?”
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Parte 4 di 4:
Usare Altri Mezzi

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    Usa il silenzio. Il silenzio può essere uno strumento potente. Ogni tanto lascialo cadere tra voi, dopodiché fai una domanda o usa questa tecnica, fissando l’altra parte, se fa scena muta. Rievoca l’espressione che aveva tua mamma quando commettevi qualcosa di sbagliato e lei ne era a conoscenza. Basta solo guardarlo con questa faccia e aspettare. La maggior parte degli occidentali si sentono a disagio quando sono in silenzio e finiscono per dire tutto quello che possono, a volte lasciandosi scappare informazioni utili.
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    Usa “oggetti di scena”. Si tratta di una tecnica non molto onesta e può causarti dei guai con la legge se sei scoperto a usarla. Puoi ricorrere a cartelle, negativi di foto, buste di plastica con campioni biologici, schede sd, videocassette e altri oggetti che facciano pensare che sei in possesso delle prove che in realtà non hai. Non dire niente, ma lascia che chi è interrogato semplicemente le veda e dagli l’opportunità di confessare. Penserà di agire nel suo interesse.
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    Sii previdente. L’utilizzo delle tecniche serve a far pensare che conosci già tutto. Presentati pressappoco con le informazioni basilari e di’ alla persona che, se da un lato hai tutto ciò che ti occorre per completare la tua indagine, dall’altro hai bisogno della sua conferma su alcuni dettagli. Fai le domande di cui già conosci le risposte, formulando la risposta nella domanda stessa (“Eri in ufficio alle 9:10 del giorno 17, giusto?”). Dopodiché, porta l’altra parte all’informazione che ti manca e lascia un’apertura per colmare la lacuna (“Ora, quello che proprio non capisco è l’informazione che ho ottenuto sui documenti che hai consegnato. Puoi spiegarmi perché l’hai fatto? Sento che hai avuto un’ottima ragione”).
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    Evita tecniche di tortura e le intimidazioni. È opportuno evitare a tutti i costi quelle tecniche così diffuse oggigiorno tra coloro che interrogano facendo uso di intimidazioni o torture al fine di ottenere le informazioni necessarie. È dimostrato che queste tecniche hanno effetti negativi tanto su chi le mette in atto quanto su chi è costretto a subirle. Pertanto, è consigliabile evitare l’insorgenza di problemi psicologici.
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Consigli

  • Fai in modo che ogni tua azione sia compiuta per un motivo.
  • Procurati una telecamera nella stanza (vera o finta)
  • Visita alcuni dei link sottostanti per verificare alcune tecniche di interrogatorio.

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Avvertenze

  • Capisci che interrogare qualcuno richiede solitamente un periodo di reclusione. In qualità di cittadini, è illegale trattenere qualcuno contro la sua volontà. Rischi di incorrere nell’accusa di detenzione abusiva.
  • Non torturare chi è interrogato. La vittima ti dirà quello che vuoi solo per far cessare le violenze. Qualsiasi dichiarazione otterrai non è sicuro che sia corrisponda a verità.
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