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L'elettricità statica è il prodotto di uno squilibrio tra le cariche positive e negative sulla superficie di un oggetto.[1] Può essere visibile, ad esempio quando noti una scintilla dopo aver toccato la maniglia di metallo di una porta; tuttavia, per misurarla fisicamente è necessario un procedimento più complesso. Quando impari a misurare l'elettricità statica, misuri in pratica la superficie di un particolare oggetto.

Metodo 1
Metodo 1 di 2:

Misurare la Carica Statica di Materiali Diversi

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  1. Per questo esperimento hai bisogno di un piccolo piatto di rame, un collegamento a terra, dei cavi elettrici (come quelli per avviare il motore dell'auto) con morsetti a coccodrillo, un foglio di carta bianca, forbici, un righello, un palloncino, dei capelli, una maglietta di cotone, una di poliestere, un tappeto e una piastrella di ceramica. Tale esperimento misura la quantità relativa di elettricità statica presente su un oggetto.
    • Puoi acquistare il piattino di rame online o in ferramenta a un prezzo relativamente contenuto.
    • Il collegamento a terra e i cavi con morsetto a coccodrillo sono disponibili in ferramenta o nei negozi di articoli elettronici.
  2. Prendi uno dei due capi con morsetto a coccodrillo e fissalo al collegamento a terra, l'altra estremità va collegata al piatto. Non importa il punto in cui attacchi i morsetti, accertati semplicemente di aver messo a terra l'oggetto di rame.
    • Toccando il piattino con un oggetto puoi rimuovere ogni carica residua presente sull'oggetto stesso.
  3. Prendi un righello, traccia dei quadratini di 5 mm per lato e ritagliali. Impegnati a realizzare dei "coriandoli" quanto più simili fra loro; se hai una taglierina, puoi ottenere un lavoro decisamente più semplice e accurato.
    • Rimuovi ogni traccia di elettricità statica dai pezzetti di carta trasferendoli sul piatto di rame.
    • Dopo aver rimosso ogni carica elettrostatica, trasferisci la carta su un vassoio piatto per le prossime fasi dell'esperimento.
  4. Soffia al suo interno finché non diventa una sfera di dimensione medio-grande; in realtà, la grandezza non è molto importante, purché utilizzi il medesimo palloncino per tutti i materiali. Se si rompe durante uno dei test, devi gonfiarne un altro e ricominciare da capo per mantenere costanti i parametri dell'esperimento.
    • Rimuovi ogni carica elettrostatica residua dal palloncino facendolo rotolare sul piatto di rame.
  5. Per prima cosa, scegli l'oggetto di cui vuoi misurare la carica elettrostatica; per iniziare puoi usare dei capelli, il tappeto, una camicia di cotone, una di poliestere e una piastrella di ceramica.
    • Strofina il palloncino sempre nella stessa direzione sulla superficie che hai scelto.
  6. L'attrito con il materiale vi ha trasferito una quantità variabile di elettricità statica; di conseguenza, quando lo tieni sopra la carta, i coriandoli aderiscono alla superficie del palloncino e il loro numero è direttamente proporzionale all'intensità della carica elettrostatica accumulata.
    • Non far rotolare il palloncino sul mucchio di carta, ma limitati ad appoggiarlo e a contare il numero di frammenti.
  7. Staccali uno a uno contandoli; i vari materiali generano una carica elettrica diversa e di conseguenza il numero di frammenti cambia. Ripeti l'esperimento con diversi oggetti per quantificare tali differenze.
    • Ricordati di togliere la carica statica alla carta prima di ogni ripetizione.
  8. Osserva i dati raccolti e valuta il numero dei coriandoli attirati dal palloncino dopo averlo strofinato sui diversi materiali; maggiore è la quantità di frammenti di carta e maggiore è la carica elettrostatica.
    • Leggi l'elenco e osserva quali materiali hanno permesso al palloncino di "catturare" una quantità maggiore di quadratini; i capelli hanno parecchia elettricità statica ed è probabile che siano i "vincitori" di tale esperimento.
    • Sebbene questo metodo non fornisca un dato numerico che quantifichi esattamente la carica elettrostatica di un oggetto, permette però di conoscere le quantità relative in base al materiale.
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Metodo 2
Metodo 2 di 2:

con un Elettroscopio Artigianale

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  1. Un elettroscopio è un dispositivo che rileva l'elettricità statica usando dei pezzi di metallo che si separano in presenza di una carica elettrica.[2] Puoi costruirne una versione molto semplice usando alcuni oggetti d'uso comune; ti serve un barattolo di vetro dotato di coperchio di plastica, un foglio di carta stagnola e un trapano.
  2. Prendi un pezzo quadrato di carta d'alluminio con 25 cm per lato; le dimensioni esatte non sono importanti, ma accartoccia il foglio formando una sfera.[3] Fai in modo che abbia la forma quanto più tondeggiante possibile.
    • La palla dovrebbe avere un diametro di circa 5 cm; tuttavia, anche in questo caso, non è un dettaglio fondamentale. Evita semplicemente di realizzare una palla troppo piccola o troppo grande.
  3. Prendi un altro pezzo dello stesso materiale e modellalo in un bastoncino poco più corto del barattolo. La bacchetta deve restare sospesa dal fondo del recipiente per circa 7-8 cm e spuntare oltre il bordo per circa 10 cm.
  4. Usa un foglio più grande, del medesimo materiale, per unire e avvolgere i due elementi; torci l'involucro attorno alla bacchetta per tenere fermo il tutto.
  5. Usa il trapano e trapassa il centro del coperchio creando un foro abbastanza grande per infilare la bacchetta di alluminio; se non hai un trapano a disposizione, puoi usare un chiodo e un martello per ottenere lo stesso risultato.
    • Presta attenzione quando usi il trapano o il martello, in questa fase si consiglia la presenza di un adulto responsabile.
  6. Fai scorrere il bastoncino attraverso il foro, avendo cura che la sfera resti all'esterno del coperchio; blocca il tutto con del nastro adesivo sulla faccia inferiore e superiore del coperchio, alla fine piega l'ultimo centimetro di bacchetta a 90°.
  7. Prendi un pezzo di dimensione 15x7,5 cm e piegalo longitudinalmente, in modo che diventi un quadrato di 7,5 cm di lato. Ritaglia quindi un triangolo il cui vertice raggiunge quasi il bordo piegato; lascia i due triangoli ottenuti collegati in questo punto e non separarli.[4] Al termine, dovresti avere due triangoli collegati tra loro al vertice attraverso un piccolo lembo di carta stagnola.
    • Se sbagli e tagli anche l'ultimo lembo, prendi un nuovo foglio di alluminio e ricomincia da capo.
  8. Disponili in modo che quasi si tocchino a cavallo della barretta e avvita il tappo al barattolo. In questa fase fai attenzione a non far cadere i triangoli che sono appena sospesi; mantieni l'elettroscopio in verticale.
    • Se i triangoli cadono, svita il tappo e rimettili al loro posto.
  9. Strofina il palloncino sui capelli e avvicinalo alla sommità della sfera di carta stagnola. Dovresti notare i triangoli che si allontanano l'uno dall'altro. Quando lo strumento entra in contatto con l'elettricità statica, i due triangoli si caricano in maniera opposta respingendosi; quando invece non rileva alcuna carica, i triangoli restano in posizione di riposo.
    • Cammina per casa e metti la sfera vicino a diversi oggetti per valutarne la carica elettrostatica.
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Anne Schmidt
Co-redatto da:
Insegnante di Chimica
Questo articolo è stato co-redatto da Anne Schmidt. Anne Schmidt è un'insegnante di chimica che vive nel Wisconsin. Insegna chimica alle scuole superiori da oltre 20 anni e si impegna al massimo per offrire contenuti didattici accessibili ed esplicativi. Il suo canale YouTube conta oltre 9.000 iscritti. Ha partecipato a conferenze dell'American Association of Chemistry Teachers (AATC) e ha lavorato come docente a contratto di chimica generale al Northeast Wisconsin Technical College. È stata pubblicata sul Journal of Chemical Education in qualità di coautrice, vanta un articolo sul sito web ChemEdX e ha condotto due esposizioni in collaborazione con l'AACT, che ha inoltre pubblicato i suoi lavori sul proprio sito. Si è laureata in Chimica alla University of Wisconsin, Oshkosh, e si è specializzata in Istruzione Secondaria e Insegnamento alla Viterbo University. Questo articolo è stato visualizzato 5 481 volte
Categorie: Fisica
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