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Una persona affetta dalla sindrome del martire mette le esigenze di tutti davanti alle proprie, in modo da poter soffrire per gli altri e dare quindi un senso alla propria vita. Ciononostante, un individuo che presenta questa patologia spesso sta male senza alcuna ragione, aspettandosi che le persone che lo circondano lo riempiano d'affetto per i sacrifici che fa. Se a casa o al lavoro interagisci con una persona che pensi abbia la sindrome del martire, prima di intervenire ti conviene riconoscerne i sintomi complessivi. Continua a leggere per saperne di più.

Metodo 1 di 2:
Riconoscere la Sindrome del Martire nelle Relazioni Personali

  1. 1
    Devi sapere che le persone affette dalla sindrome del martire soffrono soprattutto per scelta. Quando qualcuno ha questo disturbo, spesso decide di continuare a stare male invece di risolvere il problema, perché pensa che la sua sofferenza gli dia la completezza e la soddisfazione necessarie per condurre una vita significativa e ricca. Soprattutto, brama il riconoscimento e l'approvazione da parte delle persone che lo circondano [1] .
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    Riconosci la sindrome del martire in una persona che sospetti stia affrontando una relazione fondata sull'abuso. Perpetuare la sofferenza, invece di rimediare al problema, è un sintomo comune tra chi ha un rapporto basato su diversi abusi e molestie. Rimane con la persona che le arreca dolore perché pensa che possa cambiare il suo modo di essere mediante il proprio comportamento disinteressato. Pur avendo la scelta di ritirarsi dalle situazioni difficili, decide di rimanerci, dal momento che crede sia più nobile soffrire; inoltre, pensa di poter essere considerata egoista se dovesse mollare [2] .
    • Per esempio, una donna potrebbe restare insieme a un marito violento per due ragioni. Una è quella di pensare che sia compito suo “sistemare” lui e la relazione, così soffre con il fine di risultare altruista e di riparare ai comportamenti del partner. La seconda è quella di decidere di non lasciarlo perché non vuole che i propri figli vivano in una casa squilibrata. Per questo, sceglie la sofferenza invece di lasciare che siano i figli a sopportarla (infatti pensa che staranno male qualora dovesse lasciare il marito).
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    Cerca di capire qual è il suo modello di comportamento. Le persone affette dalla sindrome del martire spesso scelgono un punto di riferimento. Generalmente si tratta di qualcuno che ha deciso di soffrire invece di confrontarsi con una situazione, con lo scopo di raggiungere un qualche obiettivo. A causa di questo modello di comportamento, questa persona viene dominata dai pensieri che riserva agli altri e si pone su un piedistallo, perché si è assunta il compito di offrire servizi disinteressati per il bene degli altri.
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    Osserva se questa persona si lamenta spesso perché il suo altruismo non viene riconosciuto. Gli individui affetti dalla sindrome del martire molte volte sembrano infelici e si comportano di conseguenza perché pensano che i loro sacrifici non vengano apprezzati. In tanti casi sentono che le persone per cui si sono sacrificati non capiscono che sono stati necessari affinché avessero successo.
    • In genere questi individui parlano di quanto siano state difficili le proprie vite perché hanno dovuto sacrificarsi parecchio a beneficio degli altri. Non parlano mai delle altre strade che avrebbero potuto percorrere per rimediare alle diverse situazioni.
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    Una persona affetta dalla sindrome del martire renderà difficile la vita di coloro per cui si è sacrificata. Spesso ricorderà loro tutto quello che ha fatto e che si merita riconoscimenti e apprezzamento. Sono tanti i comportamenti che considererà tutt'altro che rispettosi (anche quelli che non lo sono) e si sentirà spesso insultata. Per questo, viene offesa con estrema facilità ed esploderà a causa di inneschi praticamente inesistenti [3] .
    • Ecco un esempio di quello che direbbe una persona affetta dalla sindrome del martire: “Ho fatto tanto per lui, quindi il minimo che potrebbe fare è coinvolgermi in tutti gli aspetti della sua vita e in ogni decisione che prende. Mi deve rispetto e gratitudine per tutto quello che gli ho dato”.
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    Questa persona tesserà sempre le proprie lodi. Un individuo affetto dalla sindrome del martire parlerà sempre bene di se stesso e si descriverà come una persona che ha deciso di soffrire per una nobile causa. Si comporterà come se fosse costantemente perseguitato da una sensazione opprimente, ovvero pensa che le persone che hanno ricavato dei benefici dai suoi sacrifici non riconoscano e non apprezzino i suoi contributi e servizi disinteressati.
    • Inoltre, non esiterà a dar voce al proprio dispiacere davanti a chiunque sia disposto ad ascoltare. Vuole che il maggior numero possibile di persone sia a conoscenza delle sue sfortune, perché a causa dei suoi sacrifici è sempre stato costretto a ottenere meno degli altri.
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    Osservalo per capire se si aspetta che tutti gli dimostrino empatia. Le persone affette dalla sindrome del martire vogliono che gli altri le ammirino per il loro altruismo. Apprezzano non poco le dimostrazioni empatiche, perché hanno rinunciato a tanti sogni e aspirazioni pur di offrire dei benefici a qualcun altro.
    • Se qualcuno cerca di mettere in discussione le loro intenzioni o sottolinea che non avevano il dovere di sacrificare tutto, potrebbero prendersela e arrabbiarsi. In genere, risponderanno dicendo che la persona che ha osato contraddirli è egoista e ingrata, che non ha idea di quanto sia stata difficile la loro vita.
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    Questa persona potrebbe rifiutare qualsiasi tipo di aiuto. Quando un individuo affetto dalla sindrome del martire decide che è compito suo sistemare la vita di qualcun altro, rifiuta ogni forma di assistenza, oppure considera qualsiasi intervento insignificante di fronte alla gravità della situazione. Non accoglie alcun suggerimento perché pensa che tutto succeda solo grazie al suo contributo, e che nessun altro sia capace di apportare gli stessi cambiamenti.
    • Quando può, un individuo affetto dalla sindrome del martire descrive le varie situazioni considerandosi l'unica persona capace di sopportarne il peso, nonostante sia stato aiutato o la situazione in realtà non richiedesse alcun intervento dall'inizio.
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    Una persona affetta da questo disturbo esigerà manifestazioni di amore e di rispetto. Ti vorrà bene e ti riempirà di affetto, ma in cambio vorrà che tu faccia esattamente lo stesso. Le azioni poco evidenti o taciute non la soddisfano: vuole che gli altri esprimano il proprio affetto e la propria gratitudine nella maniera più aperta possibile [4] .
    • Si aspetta che parli con tutte le persone che incontri dei suoi sacrifici e del suo altruismo. Spera anche di ricevere regali che dimostrino il tuo apprezzamento.
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Metodo 2 di 2:
Riconoscere la Sindrome del Martire al Lavoro

Se pensi che un tuo collega di lavoro sia affetto dalla sindrome del martire, è importante conoscerne i sintomi per confermare adeguatamente i tuoi sospetti.

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    Presta attenzione al momento in cui arriva in ufficio o va via. Se sospetti che un tuo collega abbia la sindrome del martire, osserva se arriva prima di chiunque altro e se resta sul posto di lavoro fino a tardi, quando ormai se ne sono andati tutti. È uno dei segnali principali. Prova ad arrivare prima in ufficio e a rimanere fino a tardi per vedere se effettivamente succede [5] .
    • Non avere una vita al di fuori dal lavoro (o averne molto poca) può essere un altro segnale. Questa persona potrebbe arrivare presto e andarsene tardi perché ha un'esistenza poco equilibrata, che ruota completamente intorno al lavoro.
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    Osserva se si porta del lavoro da fare a casa. Una persona affetta dalla sindrome del martire non esiterà a continuare un progetto fuori dall'orario di lavoro. Affermerà che non basta impegnarsi in ufficio e che è felice di dedicarsi ai suoi incarichi dopo il termine della giornata lavorativa. Puoi capire se lo fa notando gli orari in cui manda e-mail per esempio; se lo fa nei momenti meno opportuni, probabilmente presenta questo disturbo.
    • Se capita solo ogni tanto che mandi o risponda alle e-mail negli orari più assurdi, questo non necessariamente significa che sia una martire del lavoro. Tuttavia, se succede ogni giorno, è probabile che sia affetta da questa sindrome.
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    Osservala per capire se si lamenta spesso di tutto il lavoro che fa senza essere riconosciuta. Questo tipo di persona si aspetta che i colleghi sappiano che lavora sodo in base alle ore che trascorre in ufficio, non in base alla sua efficienza o alla sua produttività. Potrebbe considerarsi l'unica dipendente capace di portare correttamente a termine i compiti. Di conseguenza, le riesce difficile delegare delle parti dei propri incarichi, perché pensa che ciò darà luogo a scarsi risultati. Cosa succede? Ci mette il doppio per concludere ogni incarico che le viene assegnato [6] .
    • Le persone affette dalla sindrome del martire potrebbero anche avere problemi ad assegnare diverse priorità ai propri compiti perché sono ossessionate dall'importanza di ogni singolo incarico.
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    Presta attenzione a quello che pensa della propria importanza all'interno dell'impresa. Le persone affette dalla sindrome del martire credono onestamente che le compagnie per le quali lavorano crollerebbero senza di loro. Per questo, è difficile che si prendano dei giorni liberi. Quando succede, lavorano da casa per accertarsi che l'azienda non vada in rovina.
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Consigli

  • Se pensi di vivere o di lavorare con un individuo affetto dalla sindrome del martire, parla del problema con una persona di fiducia, che sia un amico o uno psicoterapeuta.
  • Se da un lato puoi aiutare una persona che ha questo disturbo, dall'altro lei è l'unica che può fare qualcosa per risolvere i suoi problemi di vittimismo.
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